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Nell’attesa della sua venuta.

18 Gen

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Questa storia della suora mi turba.
In soli 2014 anni siamo passati da “È nato il messia” a “Non ha saputo resistere alle tentazioni. Non ha fatto del male a nessuno, e proprio non riesco a capire perché ci sia così tanta attenzione attorno a questa storia”.
Vorrei rispondere a suor Erminia. Cara sorella (…) perché fai domande stupide? Cosa suscita tanta attenzione? Non so, veda lei.. Forse il fatto che come fa da millenni nella chiesa predicate bene e razzolate male solo che questa volta non potete dire “è figlio dello spirito santo”. Sa, sorella, piuttosto credo ai Power Rangers se non l’aveva ancora intuito.
In più sguazzate nell’omofobia appena qualcuno parla di omosessualità. Quindi vede che qualcosa di strano lo si trova.
Comunque.. metta il caso che vi sbagliate? Eh? Che figura di merda ci fate? E se fosse veramente il messia? Sai che risate (le mie almeno).
Sorella, mentire è estremamente faticoso. Glielo dice un professionista. Lasciate perdere le giustificazioni. O al massimo datene una veritiera: “anche a noi suore ci piace il cazzo”. Molto più onesta, sia con noi, soprattutto chi crede nello zombie ebreo cosmico figlio di se stesso, sia con voi.

Cordialmente,
Z.

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Clienti di merda

20 Dic

Fortunatamente ho un lavoro. Sfortunatamente, almeno talvolta, è fare il barman.
Vedo un proliferare di gruppi su Facebook e hashtag su Twitter a riguardo ma tutti partono da un presupposto errato: il cliente di un bar è paragonabile a qualsiasi altro cliente. Niente di più sbagliato. Il cliente del bar è il peggiore della categoria. Non c’è supermercato che tenga. Non c’e negozio o attività che non sia un bar che debba sopportare quello che deve sopportare un barista.
Tutto questo perché il cliente del bar crede che, automaticamente, appena varcata la soglia, il barman sia suo amico.
STOCAZZO! Toglietevelo dalla testa.
Non siamo vostri amici (salvo pochissime eccezioni, ma non illudetevi, si contano sulle dita dei piedi di Pistorius).
Smettetela di raccontarci la vostra vita. Non ce ne frega una sega.
Provate a raccontare delle vostre scappatelle con la biondina di turno di almeno 20 anni più giovane (ci credo eh.. Ah se ci credo..) alla commessa della coop, vediamo cosa e se vi risponde. Provate a presentarvi prima di chiamarci per nome. Se lo sapete già non me è frega un cazzo. Presentatevi. Un po’ d’educazione porco cazzo. Provate poi a fare domande meno stupide. Se tu entri mezz’ora dopo la chiusura e le sedie sono tutte sui tavoli e io sto passando per terra evita di sottolineare che sei un deficiente, evita domande come “ma stai chiudendo?”. “No, le sedie sui tavoli sono qui perché siamo una succursale della biennale.”
Facciamo una prova? Entro nel tuo squallido ufficio dove stipuli polizze/truffa alle 16.59. Vediamo se riesco a tenerti lì almeno mezz’ora dopo il tuo orario di lavoro. Scommettiamo?
Dai cazzo.

Z.

L’oerrore della vivisezione

29 Ago

Riporto un meraviglioso post comparso sul Tumbrl di Kon-Igi che merita di essere condiviso:

Un avvertimento prima di tutto: il titolo sarà l’unico caso in cui vedrete utilizzare quel termine desueto e fuorviante (dal sapore di marketing animalista) che dovrebbe indicare la sperimentazione animale.
Eviterò accuratamente l’argomento ‘evoluzione’ per giustificare o condannare la pratica della sperimentazione di prodotti farmaceutici, alimentari o cosmetici sugli animali, perché il nocciolo della questione è a mio avviso un’altro.
Siete consapevoli che ogni secondo che passate fuori dalla vostra Capsula Criogenico-Eremitica di Lentempo voi mangiate, vi lavate, indossate, vi iniettate, ingurgitate un qualcosa che è frutto della sofferenza e dell’abuso su un altro essere vivente?
Ha senso che voi sbandieriate la vostra rabbia animalista quando, poi, non vi fate mancare il Vix Sinex e l’Augmentin per il raffreddore, la Nivea per le mani screpolate, il burro di montagna o un biologicissimo maglione di lana grezza puzzolente?
Il più banale dei farmaci ha passato delle sperimentazioni prima animali, poi umane che nemmeno vi immaginate: Il Tachifludec è stato dato a migliaia di topi, ratti, conigli, gatti, cani e scimmie per individuare la dose terapeutica e la dose letale, dopo che è stato indotto loro uno stato infiammatorio e febbrile iniettando sotto pelle sostanze caustiche e pirogene.
La vostra crema idratante è stata spalmata a forza dentro occhi e bocca di animali immobilizzati per vedere la reazione delle mucose e mi scompiscio dal ridere a leggere l’etichetta PRODOTTO NON TESTATO SU ANIMALI; non devo essere stato il solo a ridere (forse anche qualche avvocato) ed infatti adesso l’etichetta recita PRODOTTO FINALE NON TESTATO SU ANIMALI.
Il burro di montagna, il latte biologico, lo yogurt equo e solidale…chissà quel latte da chi è stato spremuto e a chi era destinato?
Ora, prima che a qualcuno salti in mente che la mucca faccia il latte a comando per tutta la vita, ricordo che la lattazione è legata ad un fenomeno chiamato parto e se voi bevete il latte, questo è negato ad un vitello…ma tanto poi lo mangiate ai ferri e quindi dov’è il problema?
I vostri indumenti, poi…la pelle delle vostre borse, il cuoio delle vostre cinture, la lana dei vostri maglioni e le piume dei vostri copriletto (dovreste sentire le urla di gioia delle pecore tosate e delle oche spennate vive), ma anche la mescola della gomma delle vostre scarpe , il pigmento per la colorazione di jeans e pantaloni…tutte testate su animali alla meno peggio o addirittura prodotti in stabilimenti che distruggono la fauna ed avvelenano l’ambiente.

Questo significa che la sofferenza di altri esseri viventi non ci deve interessare?
No.
Significa, allora, che dobbiamo rigettare tutta la tecnologia medica e tutti i progressi che sono stati raggiunti in campo cosmetico, tessile, urbano e tecnologico.
Accomodatevi.
Caricate la vostra Capsula Criogenico-Eremitica di Lentempo e seppellitevici dentro poiché di fatto è impossibile non usufruire di servizi e prodotti costati la sofferenza di altri esseri viventi, che siano animali in laboratorio o bambini cinesi che si pagano i libri scolastici impacchettando i vostri smartphone.
Sono sereno nel dirvi questo?
Manco per il cazzo.
Io confido in quel germe di sensibilità non mediatica e non superficiale che sembra a stento farsi largo tra alcune persone, una sensibilità che però non deve fare a pugni con l’innegabile necessità che abbiamo di farmaci e cibo per curare e sfamare non solo cittadini abbienti ma soprattutto milioni di persone sull’orlo dello sterminio sociale.
E poi, per concludere, vi dirò che sarò sempre in prima linea nel massacrare moralmente quegli animalistucoli da combattimento che, incapaci di interagire con il mondo, si fanno paladini di diritti che loro stessi calpestano, profumati, griffati e pompati di antibiotici, mentre scrivono emoticon maiuscoli di rabbia sui loro smartphone nuovi di pacca.

Z.

Negazione consapevole.

22 Giu

Mio padre me lo diceva sempre che gli costava più dirmi di no che dirmi di sì. Che cazzata. Non gli ho mai creduto.
Poi, alla centesima birra (e anche qualche gin tonic), ti ricredi e ti incazzi per non aver capito prima cosa, in maniera palese, intendesse il tuo vecchio senza essere nella possibilità di dirlo esplicitamente. Dall’altra parte non si capisce mai fino a quando lo devi dire tu un secco e deciso “No”. Un “no” pesante che va contro qualsiasi principio e qualsiasi logica ti abbia governato fino a quel momento. Ma sai che è giusto. È doveroso.
Quel giorno è stata dura. Ma sono ancora qui, forse più contento di prima.

Z.