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Vorrei farcela, ma non lo so.

7 Ago

Partendo dal presupposto che io in questo momento dovrei lavorare perchè la nuova project manager – che è qui da 5 mesi ormai ma per me resterà sempre nuova perchè, se dopo 5 mesi non hai imparato a fare il lavoro che millanti di saper fare, o sei ritardata o sei “nuova” – ,come suo solito, ha lavorato ad canis cazzum su un progetto che già mi aveva provocato sufficienti cali di fiducia nel senso della vita, innumerevoli “ma chi me lo fa fare?” e svariati “tua madre brutta e anche stronza” e che, quindi, non aveva bisogno di essere peggiorato/prolungato. Invece no. L’incubo continua e nemmeno per colpa mia.

Da qui potete capire che di lavorare al momento non ho proprio voglia e che quindi ho bisogno di sfogare/raccontare un po’ di cazzi miei perchè, veramente, non si può.

Come sapete sono in Danimarca, il sole splende, “la situa” è sufficientemente ventilata e il Tamigi scorre, inesorabile, fottendosene di tutto e tutti.

Prima riflessione:

– Come cazzo è possibile che qui, paese principalmente conosciuto – specialmente da noi Italici – come inno allo schifo e alla scarsa pulizia, per quante volte sia stato nei pressi del Tamigi, non abbia mai visto un ratto e a Venezia ci sono degli incroci tra pantegane e mastini napoletani? Cosacazzo, eh?! E dire che il Tamigi, fatta eccezione per la parte tra Westminster e London Bridge, aggiungendoci anche i canali, fa schifo al cazzo eh.

Seconda riflessione:

– Che figata sarebbe essere un fiume? Scorrere imperterrito, calmo e potente allo stesso tempo, “fottencazzo” state of mind, poter uccidere project managers in barca senza rischiare di finire al gabbio?

“Mamma, da grande voglio fare il fiume!” .cit nessuno, ma se conoscete qualcuno che lo ha detto davvero, VI PREGO, segnalatemelo! Ho bisogno di dirgli che è un genio.

 

In ogni caso non è che ce l’ho con lei, alla fine cerca solo di fare il suo lavoro, poveretta. Ce l’ho con i suoi che non ci hanno messo nemmeno mezzo briciolo di impegno, ma manco per sbaglio, cazzo. Che stronzo devi essere? Boh! Che poi passati i primi 18 anni, arriverà il momento in cui la pargola tarda lascerà il nido e andrà a cagare il cazzo in giro, e ovviamente chi trova in giro? Il sottoscritto, per l’appunto, che già non ha pazienza di suo – della serie “I can’t deal with life. I just fucking can’t” – quindi figurati quanta pazienza può avere con quel ramo del genere umano che ce l’ha fatta solo perchè l’omicidio è reato penale.

Questa è la grossa rottura di coglioni di oggi che, ovviamente, ho intenzione di chiudere qua onde evitare i messaggi di Z. tipo “Patatina! Mestruo niente oggi?” e, sia chiaro, io patatina non lo sono. Al massimo carina, esagerando proprio.

Passiamo a qualcosa di serio, per una volta?

No dai che palle no dai oh ti prego dai, oh.

Invece sì.

 

 

 

Col cazzo, non mi avrete mai.

[Lo so, anche questo post non vuol dire niente, ma vi giuro che un giorno scriverò cose con un inizio. Poi la fine, ma poi, non troppe cose assieme.]

Clienti di merda

20 Dic

Fortunatamente ho un lavoro. Sfortunatamente, almeno talvolta, è fare il barman.
Vedo un proliferare di gruppi su Facebook e hashtag su Twitter a riguardo ma tutti partono da un presupposto errato: il cliente di un bar è paragonabile a qualsiasi altro cliente. Niente di più sbagliato. Il cliente del bar è il peggiore della categoria. Non c’è supermercato che tenga. Non c’e negozio o attività che non sia un bar che debba sopportare quello che deve sopportare un barista.
Tutto questo perché il cliente del bar crede che, automaticamente, appena varcata la soglia, il barman sia suo amico.
STOCAZZO! Toglietevelo dalla testa.
Non siamo vostri amici (salvo pochissime eccezioni, ma non illudetevi, si contano sulle dita dei piedi di Pistorius).
Smettetela di raccontarci la vostra vita. Non ce ne frega una sega.
Provate a raccontare delle vostre scappatelle con la biondina di turno di almeno 20 anni più giovane (ci credo eh.. Ah se ci credo..) alla commessa della coop, vediamo cosa e se vi risponde. Provate a presentarvi prima di chiamarci per nome. Se lo sapete già non me è frega un cazzo. Presentatevi. Un po’ d’educazione porco cazzo. Provate poi a fare domande meno stupide. Se tu entri mezz’ora dopo la chiusura e le sedie sono tutte sui tavoli e io sto passando per terra evita di sottolineare che sei un deficiente, evita domande come “ma stai chiudendo?”. “No, le sedie sui tavoli sono qui perché siamo una succursale della biennale.”
Facciamo una prova? Entro nel tuo squallido ufficio dove stipuli polizze/truffa alle 16.59. Vediamo se riesco a tenerti lì almeno mezz’ora dopo il tuo orario di lavoro. Scommettiamo?
Dai cazzo.

Z.

La gente non è cattiva.

6 Lug

“La gente non è cattiva, mia cara. È idiota, il che è ben diverso. La malvagità presuppone un certo spessore morale, forza di volontà e intelligenza. L’idiota invece non si sofferma a ragionare, obbedisce all’istinto, come un animale nella stalla, convinto di agire in nome del bene e di avere sempre ragione. Si sente orgoglioso in quanto può rompere le palle, con licenza parlando, a tutti coloro che considera diversi, per il colore della pelle, perché hanno altre opinioni, perché parlano un’altra lingua, perché non sono nati nel suo paese o perché non approva il loro modo di divertirsi. Nel mondo c’è bisogno di più gente cattiva e di meno rimbambiti.”

L’ombra del vento, Carlos Ruiz Zafón

Negazione consapevole.

22 Giu

Mio padre me lo diceva sempre che gli costava più dirmi di no che dirmi di sì. Che cazzata. Non gli ho mai creduto.
Poi, alla centesima birra (e anche qualche gin tonic), ti ricredi e ti incazzi per non aver capito prima cosa, in maniera palese, intendesse il tuo vecchio senza essere nella possibilità di dirlo esplicitamente. Dall’altra parte non si capisce mai fino a quando lo devi dire tu un secco e deciso “No”. Un “no” pesante che va contro qualsiasi principio e qualsiasi logica ti abbia governato fino a quel momento. Ma sai che è giusto. È doveroso.
Quel giorno è stata dura. Ma sono ancora qui, forse più contento di prima.

Z.

Per quanto io mi sforzi

1 Mag

Non sono proprio in grado di parlare di ció che di importante succede nel mondo o direttamente in “casa nostra” e non perchè io non me ne interessi, perchè la curiosità di base c’è e mi spinge ad informarmi e a farmi comunque un opinione su quello che succede (che poi ogni opinione sia seguita da un gran bel ‘sticazzi‘ è un’altra storia della quale parleremo nella prossima puntata), ma bensí perchè lo trovo, impopolarmente forse, controproducente. Prima di tutto per me stesso e per la mia ulcera in fase di sviluppo, poi perchè in realtà a nessuno interessa veramente quello che pensi o quello che vuoi dire. O no? Non dico che sia universalmente in ogni caso cosí, altrimenti sarei stato un ipocrita ad aprire un blog e sarei ancora piú ipocrita a scrivere questo post, in questo momento. Dico solo che le persone sono piú interessate, secondo me, a ció che il prossimo ha da dire in merito a se stesso di piú o meno intimo. O NO?!
Con questo, come al solito, non voglio arrivare da nessuna parte. Ma resta comunque il fatto che mi ci gioco la vita (non di Andreotti, ormai non è piú una sicurezza) che in realtà alla gente interessano di piú i cazzi del prossimo diretto rispetto al destino dell’umità (vedi “Italiano medio”).

P.S. Mi piace essere inconcludente.
S.

Non ci riguarda

26 Apr

Sto continuando a leggere della mossa terroristica (non si può chiamare diversamente) dei cosiddetti “animalisti” che si sono introdotti all’università di Milano qualche giorno fa e mi sono imbattuto in un’intervista ad un “attivista” dalla faccia contrita.

-Avete qualche idea su ricerche alternative? Ne esistono?
-No, non lo so. Non ci riguarda. Noi non parliamo del punto di vista scientifico, anche perché nessuno di noi è laureato in materie scientifiche

Clap, clap, clap, clap.
L’unico mio rammarico è che queste persone godono della copertura sanitaria e hanno diritto di voto.
Darwin aiutaci tu.

Z.

Coerenza e vivisezione.

23 Apr
ImmagineNon bastava la settimana politica appena trascorsa sulla quale stendiamo un velo pietoso. Non bastava svegliarsi e scoprire che non c’era più caffè. No, evidentemente non era abbastanza. Ci si sono messi pure gli animalisti a farmi girare le balle.
Ah.. gli animalisti, gente di una coerenza più unica che rara.
Lo so, non si deve generalizzare. Infatti non lo faccio. Alla soglia (anche qualcosa in più) dei 30 anni, alcune convivenze universitarie alle spalle e numerosi amici vegetariani (o presunti tali) non generalizzo. Questa è statistica.
Coerenza zero. Mai che abbia trovato qualcuno che praticasse quello che predicava. Mai una volta che la coerenza in queste persone (vegetariani-vegani) la faccia da padrone.
C’è il vegetariano alla moda, quello che ha visto un filmato su un macello di bovini, e ora non mangia più carne. Il pesce sì invece perché “è buono” o “perché i pesci non hanno un cervello”. Lo stesso vegetariano alla moda è quello (di solito di sesso femminile) che ha un chilo di fondotinta, le unghie sempre smaltate e la tinta ai capelli che viene rinnovata ogni due settimane. Cosa sono gli animali morti se in cambio ti danno la tinta per i capelli? (semicit.)
C’è il vegetariano animalista, quello contro la sperimentazione animale dei farmaci. Lo stesso che però al minimo mal di testa fa indigestione di Oki, Aspirina e quando serve anche un Tachidol per andare sul sicuro. Quello che non veste nemmeno di lana (come se tosare una pecora sia lesivo nei suoi confronti) ma dorme beato sotto il piumino d’oca.
C’è addirittura chi ha il coraggio di essere vegetariano ed iscriversi a facoltà come biologia e farmacia e poi rifiutarsi con autocertificazione di utilizzare animali in laboratorio. Ma fare scienze della formazione no? Se ti sta sul culo la chiesa mica vai in seminario. Non ci vuole una mente superiore per capirlo vero?
Niente. Parole al vento. Nessuno (forse uno dai) di quelli che ho conosciuto, nonostante si proclamino professoroni in difesa di tutte le specie animali, si è mai preso la briga di leggersi un libro su com’è regolamentata la sperimentazione animale in Italia, come funziona e a cosa serve. Restano con le loro ottuse idee e la loro verità. Verità che sono pronti a spiattellarti in faccia alla prima discussione, scusate, al primo monologo, già che il concetto di dialogo e confronto di idee non gli appartiene.
Il colpo di genio l’hanno avuto a Milano qualche giorno fa. Un gruppo di antivivisezionisti è entrato nel dipartimento di farmacologia dell’università per liberare topi e un coniglio. Questi mentecatti non hanno minimamente idea di cosa hanno fatto. Hanno rovinato il lavoro di anni di ricerche su malattie rare, malattie per le quali ancora non c’è una cura come l’autismo. Liberando gli animali costringeranno l’università a iniziare da zero o quasi la ricerca con altri animali, animali che hanno un costo. Ma tanto l’Italia investe ferocemente sulla ricerca vero? I soldi si trovano vero?
Forse esagero e forse sono preso dallo “stream of consciousness” ma non capisco proprio perché questa gente debba avere il diritto di utilizzare farmaci testati sugli animali (tutti quindi) in caso di necessità. Non vuoi la sperimentazione animale? Non ti curi.
It’s Darwin babe..
Z.